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21 Aprile 1998
Mentre i folti capelli ramati rimbalzavano sulle sue spalle, Catti-brie lavorava furiosamente per tenere a bada le scimitarre vorticanti del drow. Era una donna dalla solida costituzione, 130 pounds di muscoli finemente tonificati dalla vita trascorsa con il clan di nani di Bruenor. Catti-brie non era estranea alla forgia e al maglio.
O alla spada, e questa nuova spada, con la sua elsa di metallo bianco scolpita a forma di testa d'unicorno, era di gran lunga l'arma più bilanciata che avesse mai impugnato. Ciononostante quel giorno, Catti-brie era alle strette, in verità, dominata dal suo avversario. Pochi in tutti i Reami potevano incrociare le lame con Drizzt Do'Urden, l'elfo guardaboschi.
Non era più possente di Catti-brie, forse più pesante di qualche pound, con il suo fisico asciutto. I suoi lunghi capelli bianchi eguagliavano in lunghezza quelli di Catti-brie ed erano egualmente folti, e sulla sua pelle color ebano brillavano striscie di sudore, testimoni dei progressi della giovane donna.
Le due scimitarre di Drizzt si incrociarono di fronte a lui (una di esse brillava di una ardente luce blu anche attraverso l'imbottitura protettiva che la copriva), quindi indietreggiarono allargandosi, invitando Catti-brie ad attaccare dritto nel mezzo.
Catti-brie non era così ingenua da fare un tentativo. Drizzt era troppo veloce, e avrebbe potuto colpire la sua lama vicino alla punta con una scimitarra, mentre con l'altra, contemporaneamente eseguendo una parata bassa, la colpiva dall'altro lato vicino all'elsa. Con un solo passo diagonale sul fianco, seguendo la sua lama più vicina, Drizzt l'avrebbe sconfitta.
Invece Catti-brie fece un passo indietro, e posizionò la sua spada di fronte a sè. I suoi profondi occhi blu sbirciarono oltre la lama, che era stata inspessita con del materiale resistente, e si fissarono negli occhi lavanda del drow.
"Un opportunità mancata ?" la stuzzicò Drizzt.
"Una trappola evitata," replicò velocemente Catti-brie.
Drizzt venne avanti in un attacco, incrociando le sue lame, riallargandole e compiendo dei fendenti, uno alto e uno basso. Catti-brie sposto il suo piede sinistro all'indietro e si rannicchiò, roteando la sua spada per parare la lama bassa, chinando la testa per evitare quella alta.
Non avrebbe dovuto preoccuparsi, poichè i fendenti vennero eseguiti troppo presto, prima che i piedi di Drizzt si fossero posizionati per la mossa, e entrambe le sue scimitarre andarono a vuoto, lontane dal bersaglio.
Catti-brie non mancò di notare l'apertura, e si lanciò avanti in un affondo.
Le lame di Drizzt, impossibilmente veloci, tornarono sulla difensiva colpendo la spada su entrambi i lati. Ma i piedi di Drizzt non erano posizionati in modo tale da poter seguire la mossa, da poter andare avanti diagonalmente e avvantaggiarsi della posizione della spada di Catti-brie.
La giovane donna invece avanzò verso il fianco, liberando la sua lama dalle scimitarre e eseguendo il vero attacco, un fendente diretto al fianco di Drizzt.
Il colpo di rovescio di Drizzt la raggiunse improvvisamente, guidando la sua spada in una traiettoria alta e inoffensiva.
Si divisero nuovamente, scrutandosi l'uno con l'altra, mentre Catti-brie abbozzava un sorriso malizioso. In tutti i loro mesi di allenamento, non era mai arrivata così vicino a segnare un punto contro l'agile e abile drow.
L'espressione di Drizzt, tuttavia, la privò di quel momento di gloria, e il drow abbassò le punte delle sue scimitarre verso il pavimento, scuotendo la testa frustrato.
"I bracciali ?" chiese Cattie-brie, riferendosi ai bracciali magici, ampi pezzi di materiale nero allineati con scintillanti anelli di mithril. Drizzt li aveva presi a Dantrag Baenre, l'ex maestro d'armi della prima casa di Menzoberranzan, dopo aver sconfitto Dantrag in un duello mortale. C'erano delle voci secondo le quali quei meravigliosi bracciali permettevano alle mani di Dantrag di muoversi in un modo incredibilmente veloce, avvantaggiandolo nel combattimento.
Combattendo contro il velocissimo Baenre, Drizzt aveva finito per credere a queste voci, e dopo aver portato i bracciali durante gli allenamenti delle ultime settimane, aveva confermato la loro caratteristica. Ma Drizzt non era convinto che i bracciali fossero un vantaggio. Nel combattimento con Dantrag, avevo rivoltato il supposto vantaggio di Dantrag contro di lui, poichè le mani del maestro d'armi si muovevano così velocemente da non permettergli di modificare alcuna delle mosse cominciate, così velocemente da impedire a Dantrag di improvvisare se il suo avversario avesse compiuto una mossa inattesa. Adesso, in questi esercizi di allenamento, Drizzt stava imparando che i bracciali avevano anche un altro svantaggio.
I suoi piedi non riuscivano a stare al passo con le sue mani.
"Ti ci abituerai," lo rassicurò Catti-brie.
Drizzt non ne era così certo. "Il combattimento è un'arte di equilibrio e movimento," spiegò.
"Sei più veloce!" rispose Catti-Brie.
Drizzt scosse la testa."Le mie mani sono più veloci," disse. "Un guerriero non vince con le mani. Ma vince con i piedi, posizionandosi per colpire nel miglior modo le aperture della difesa avversaria."
"I piedi si adegueranno," rispose Catti-brie. "Dantrag era quanto di meglio Menzoberranzan avesse da offrire, e anche tu hai detto che ciò era dovuto ai bracciali."
Drizzt non poteva non ammettere che i bracciali avevano aiutato enormemente Dantrag, ma si chiedeva quanto avrebbero potuto giovare ad uno con la sua abilità, oppure ad uno con l'abilità di Zaknafein, suo padre. Poteva darsi, Drizzt capì, che i bracciali aiutassero un combattente di minor levatura, che aveva bisogno di dipendere unicamente sulla pura velocità delle sue armi. Ma il guerriero completo, il maestro che aveva trovato l'armonia fra tutti i suoi muscoli, ne sarebbe stato sbilanciato. O forse i bracciali avrebbero potuto aiutare qualcuno che impugnasse un'arma più pesante, un possente martello da guerra, come Aegis-fang. Le scimitarre di Drizzt, snelle lame di metallo, pesanti non più di due pounds, perfettamente bilanciate sia dall'eccellente fattura che dalla magia, vorticavano senza difficoltà, e, persino senza i bracciali, le sue mani erano più veloci dei suoi piedi.
23 Aprile 1998
"Fatti avanti allora," gli urlò Catti-brie, muovendo la spada di fronte a sè, mentre i suoi profondi occhi blue si stringevano in uno sguardo intenso, e i suoi fianchi formosi ruotavano mentre prendeva una bassa posizione di equilibrio.
Drizzt capì che Catti-brie sentiva di avere qualche possibilità. Sapeva che lui stava combattendo in svantaggio e finalmente sentiva di poter ripagare uno dei molti colpi pungenti che le aveva inflitto durante gli allenamenti.
Drizzt fece un profondo respiro e sollevò le lame. Lo doveva a Catti-brie come favore, ma intendeva farglielo meritare!
Avavnzò lentamente, sulla difensiva. La spada si protese in avanti, e Drizzt la colpì due volte prima che si avvicinasse, sul lato sinistro con la sua mano destra, e ancora da quel lato, portando la sua mano sinistra proprio sopra alla spada e colpendola con una parata diretta verso il basso.
Catti-brie si abbasò a causa dell'impeto della doppia parata, fece un giro completo, ruotando lontano dal suo avversario. Quando fu di nuovo in posizione Drizzt, come era prevedibile, era vicino vorticando le scimitarre.
L'esperto drow misurò il suo attacco, affinchè non fosse troppo veloce e forte. Le sue lame si incrociarono e si allargarono, stuzzicando la giovane donna.
Catti-brie grugnì e si produsse nuovamente in un affondo alla ricerca di quella sfuggevole falla difensiva. E di nuovo sopraggiunsero le scimitarre, in rapida successione, colpendo nuovamente entrambe il lato sinistro della spada di Catti-brie. Come prima, Catti-brie ruotò verso destra, ma questa volta l'attaco di Drizzt fu più determinato.
La giovane donna si rannicchiò, sfiorando il pavimento con i fianchi, e schizzò all'indietro. Entrambe le lame di Drizzt sibilarono nell'aria sopra e davanti a lei, poichè nuovamente i suoi fendenti vennero eseguiti prima che i piedi potessero posizionarsi correttamente.
Drizzt si meravigliò di scoprendo che Catti-brie non era più davanti a lui.
Chiamava questa mossa il "Passo Fantasma," e l'aveva insegnata a Catti-brie solo una settimana prima. Il trucco consisteva nell'usare le armi in movimento dell'avversario come uno scudo ottico, in modo da muoversi entro l'area sottratta alla vista così perfettamente e velocemente che il tuo avversario non avrebbe saputo dire se ti eri mosso in avanti sul fianco, o, come era accaduto in verità, ti eri portato dietro al suo fianco più avanzato.
Di riflesso il drow fece scattare la scimitarra più avanzata all'indietro con la punta rivolta verso il basso, poichè Catti-brie l'aveva sorpassato rannicchiandosi. La sua parata andò a segno, ma troppo velocemente, e l'impeto della sua scimitarra la spedì in una futile salita di fronte al sopraggiungente attacco.
Drizzt sussultò mentre la spada dall'elsa a forma di testa d'unicorno lo colpiva duramente sul fianco.
Per Catti-brie, quello fu un momento di puro piacere. Sapeva, naturalmente, che i bracciali ostacolavano Drizzt, facendogli commettere degli errori di equilibrio - errori che Drizzt Do'Urden non commetteva dai suoi primi giorni di combattimento - ma anche con gli scomodi bracciali, il drow era pur sempre un fortissimo avversario, e poteva probabilmente sconfiggere qualsiasi spadaccino.
Come fu piacevole per Catti-brie, allora, quando il fendente della sua nuova spada andò a segno senza ostacoli!
La sua gioia le venne momentaneamente sottratta da un impellente desiderio di affondare più profondamente la lama, una improvvisa, inspiegabile rabbia concentratasi direttamente su Drizzt.
"Toccato!" chiamò Drizzt, segnalando che era stato colpito, e quando Catti-brie si raddrizzò e guardò la scena trovò che il drow stava a qualche piede di distanza, strofinandosi il fianco dolente.
"Mi dispiace," si scusò, capendo che aveva colpito troppo forte.
"Non ti preoccupare," rispose Drizzt scaltramente. "Sicuramente il tuo unico colpo non può eguagliare il dolore conbinato che le mie scimitarre ti hanno causato." Le labbra dell'elfo scuro si arricciarono in un sorriso malizioso. "O il dolore che sicuramente ti restituirò con gli interessi!"
"Io penso che ti sto raggiungendo, Drizzt Do'Urden," rispose Catti-brie in maniera calma e fiduciosa. "Infliggerai i tuoi colpi, ma ne riceverai anche!" Scoppiarono entrambi in una risata, e Catti-brie si spostò dal centro della stanza e cominciò a togliersi l'equipaggiamento da allenamento.
Drizzt tolse l'imbottitua protettiva da una delle scimitarre e considerò quelle ultime parole. Catti-brie stava decisamente migliorando, era d'accordo. Aveva il cuore del guerriero, moderato dalla filosofia di un poeta, veramente una combinazione mortale. Catti-brie, come Drizzt, avrebbe piuttosto cercato di evitare una guerra parlamentando piuttosto che ingaggiarne una, ma quando le vie della diplomazia fossero finite, quando il combattimento diventava pura sopravvivenza, allora la giovane donna combatteva con la coscienza pulita e animata dalla passione. Con tutto il suo cuore e con tutta la sua abilità, e in Catti-brie, entrambi quegli ingredienti erano considerevoli.
Era appena ventenne! A Menzoberranzan, se fosse stata una drow, ora sarebbe stata ad Arach-Tinilith, la scuola di Lloth, dove le sue convinzioni morali sarebbero state attaccate ogni giorno dalle bugie delle sacerdotesse della Regina Ragno. Drizzt scacciò quel pensiero dalla sua testa; non voleva nemmeno pensare a Catti-brie in quel terribile posto. Supponiamo invece che fosse andata alla scuola di combattimento dei drow, Melee-Magthrere, fantasticò. Come si sarebbe comportata contro i suoi coetanei drow ?
Bene, Drizzt decise, Catti-brie sarebbe stata vicino ai migliori della sua classe, sicuramente entro il dieci-quindici per cento dei migliori, e la sua passione e la sua dedizione le avrebbero permesso di occupare tale posizione. Quanto poteva migliorare sotto la sua guida ? Drizzt se lo chiedeva, e la sua espressione si rabbuiò mentre considerava le limitazioni della discendenza di Catti-Brie. Era sulla sessantina, appena più di un bambino per gli standard drow, poichè essi possono vivere fino a sette secoli, ma quando Catti-brie avrebbe raggiunto la sua tenera età, sarebbe stata vecchia, troppo vecchia per combattere bene.
25 Aprile 1998
Quel pensiero lo addolorò molto. A meno che la lama di un nemico o le fauci di un mostro abbreviassero la sua vita, avrebbe vista Catti-brie diventare vecchia, l'avrebbe vista morire.
Drizzt la guardò mentre toglieva il balteo imbottito e slacciava il collare metallico protettivo. Sotto l'imbottitura delle spalle, portava solo una semplice camicia di un materiale leggero. Adesso era bagnata dal sudore e le aderiva alla pelle.
Catti-brie era un guerriero, constatò Drizzt, ma era anche una giovane e bella donna, forte e attraente, con la vivacità di un puledro che ha appena imparato a correre e un cuore colmo di passione.
Il suono di distanti fornaci, l'improvviso costante sbattere del martello sull'acciaio, avrebbe dovuto avvertire Drizzt che la porta della stanza si era aperta, ma semplicemente non arrivò alla mente distratta del drow. "Ehi!" arrivò un urlo dal lato della stanza, e Drizzt girandosi vide Bruenor che irrompeva nella stanza.Si aspettava quasi che il nano, superprotettivo padre adottivo di Catti-brie, gli domandasse per i Nove Inferi cosa stava guardando, e il sospiro di Drizzt fu di gran sollievo quando Bruenor, con la sua barba rosso fuoco spumeggiante di bava, invece cominciò con una filippica su Settlestone, il villaggio di barbari a sud di Mithril Hall.
Tuttavia, il drow si immaginò di star arrossendo (e sperò che la sua pelle ebano lo potesse nascondere) mentre scuoteva la testa, portava le dita fra i capelli per toglierseli dalla faccia, e allo stesso modo cominciava a togliere l'equipaggiamento da allenamento.
Catti-brie fece qualche passo, scuotendo la sua criniera ramata per far cadere le gocce di sudore. "Berkthgar sta facendo il difficile ?" chiese, riferendosi a Berkthgar il Coraggioso, il nuovo capo di Settlestone.
Bruenor sbuffò. "Berkthgar non può fare che il difficile!"
Drizzt guardò la splendida Catti-brie. Non voleva immaginarse il suo invecchiamento, sebbene sapesse che l'avrebbe fatto con più grazia di molti.
"É fiero," Catti-brie rispose al padre, " e impaurito."
"Bah!" ribattè Bruenor. "Di cosa ha paura ? Ha duecento valorosi uomini intorno a sè e non un nemico in vista."
"Ha paura di non reggere il confronto con il suo predecessore," spiegò Drizzt, e Catti-brie annuì.
Bruenor si fermò quasi in collera e coniderò le parole del drow. Berkthgar viveva all'ombra di Wulfgar, all'ombra del più grande eroe che le tribù della lontana Valle del Vento Ghiacciato avessero mai conosciuto. L'uomo che aveva ucciso il drago Morteghiacciata, il drago bianco; l'uomo che alla giovane età di vent'anni, aveva unito le feroci tribù e aveva mostrato loro un modo migliore di vivere. Bruenor credeva che nessun essere umano avrebbe potuto brillare se messo a confronto col ricordo di Wulfgar, e il suo rassegnato cenno del capo fece capire che era d'accordo, e accettava fondamentalmente, la validità di quelle motivazioni. Una grande tristezza oscurò la sua espressione e cerchiò i suoi grigi occhi d'acciaio, poichè Bruenor non poteva pensare a Wulfgar, il barbaro che era stato come un figlio per lui, senza intristirsi.
"Su quale punto è stato difficile ?" chiese Drizzt, cercando di superare il momento difficile.
"Su tutta la dannata alleanza," Bruenor sbuffò.
Drizzt e Catti-brie si scambiarono uno sguardo incuriosito. Non aveva senso, naturalmente. I barbari di Settlestone e i nani di Mithril Hall erano già alleati, lavoravano insieme, con la gente di Bruenor che estraeva il prezioso mithril e lo forgiava in oggetti di valore, e i barbari che facevano le contrattazioni con i mercanti delle vicine città, come Nesme sulle paludi dei troll e Lunadargento ad est. Le due genti, quella di Bruenor e quella di Wulfgar, avevano combattuto insieme per liberare Mithril Hall dai malvagi nani grigi, i druegar, e i barbari erano venuti fin dalle loro lontane case nella Valle del Vento Ghiacciato, decisi a restare, solo a causa della solida amicizia e alleanza con il clan di Bruenor. Non aveva senso che Berkthgar facesse il difficile, non con la previsione di un attacco dei drow che pendeva sulle loro teste. "Vuole il Martello," spiegò Bruenor, riconoscendo i dubii di Drizzt e Catti-brie.
Questo spiegava tutto. Il Martello era il martello di Wulfgar, il potente Aegis-fang, che Bruenor stesso aveva forgiato come regalo per Wulfgar durante gli anni in cui il giovane era stato legato al nano dalla barba rossa. Durante quegli anni, Bruenor, Drizzt, e Catti-brie avevano insegnato al giovane barbaro un modo migliore di vivere.
Naturalmente Berkthgar woleva Aegis-fang, capì Drizzt. Il Martello era diventato più di un arma, era diventato un simbolo per i duri uomini e le donne di Settlestone. Aegeis-fang era il simbolo della memoria di Wulfgar, e se Berkthgar avesse convinto Bruenor a farglielo impugnare, la sua immagine fra la sua gente ne sarebbe stata decuplicata.
Era perfettamente logico, ma Drizzt sapeva che Berkthgar non avrebbe mai e poi mai convinto Bruenor a dargli il Martello.
Il nano stava guardando Catti-brie adesso, e Drizzt, guardandola anche lui, si chiedeva se ella stese pensando che dare il Martello al nuovo leader dei barbari fosse una buona cosa. Quante emozioni dovevano turbinare nel cuore della giovane donna! Drizzt lo sapeva. Lei e Wulfgar avrebbero dovuto essere sposati; lei e Wulfgar erano cresciuti insieme e avevano imparato le lezioni della vita fianco a fianco. Adesso Catti-brie poteva superarlo, superare il suo dolore, e seguire una linea logica per suggellare l'alleanza?
"No," disse finalmente, con decisione. "Non può avere il Martello."
Drizzt annuì, e fu felice che Catti-brie non avesse cancellato i suoi ricordi di Wulfgar, del suo amore per lui. Anche lui aveva amato Wulfgar, come un fratello, e non poteva immaginare nessun altro, nè Berkthgar nè il dio Tempus in persona, con Aegis-fang in mano.
"Non ho mai pensato di darglielo," disse Bruenor. Agitò un pugno nell'aria, i muscoli del braccio tesi dalla ovvia rabbia. "Ma se quel figlio di una renna lo chiede di nuovo, gli darò qualcos'altro, non dubitarne!"
Drizzt vide sorgere un srio problema. Berkthgar voleva il martello, era comprensibile, persino atteso, ma il giovane e ambizioso capo barbaro apparentemente non comprendeva l'importanza della sua richiesta. Questa situazione poteva diventare peggiore di una tensione con alleati necessari. Poteva portare a aperti combattimenti fra i due popoli, poichè Drizzt non dubitò delle parole di Bruenor nemmeno per un momento. Se Berkthgar chiedeva il Martello come riscatto per ciò che avrebbe dovuto dare incondizionatamente, sarebbe stato fortunato se avesse potuto rivedere il sole con i suoi arti attaccati.
"Io e Drizzt andremo a Settlestone," si offrì Catti-brie. "Otterremo la parola di Berkthgar e non gli daremo niente in cambio."
"Quel ragazzo è uno sciocco!" sbuffò Bruenor.
"Ma la sua gente non lo è," aggiunse Catti-brie. "Vuole il Martello per diventare un capo più potente. Gli insegneremo che chidere qualcosa che non può avere lo renderà meno potente."
Forte, e appassionata, e così saggia, pensò Drizzt, guardando la giovane donna. Avrebbe sicuramente realizzato ciò che aveva detto. Lui e Catti-brie sarebbero andati a Settlestone e sarebbero tornati proprio con ciò che Catti-brie aveva promesso a suo padre.
Il drow fece un lungo, profondo respiro mentre Bruenor e Catti-brie si allontanavano, e la giovane donna recuperava le sue cose dal lato della stanza. Guardò il rinnovato saltello nel passo di Bruenor, mentre la vita ritornava nell'impetuoso nano. Quanti annio avrebbe regnato Re Bruenor Martello di Guerra? Si chiese Drizzt. Cento? Duecento?
A meno che la lama di un nemico o le fauci di un mostro abbreviassero la sua vita,anche il nano avrebbe visto Catti-brie diventare vecchia, e morire.
Era un'immagine che Drizzt, guardando il passo leggero di quella vivace giovane puledra, non poteva sopportare.
* * * * *
Khazid'hea, o Coltello, stava pazientemente al fianco di Catti-brie, il suo momento di rabbia passato. La spada senziente era compiaciuta dai progressi della giovane donna come combattente. Era abile, senza dubbio, ma ciononostante Khazid'hea voleva di più, voleva essere impugnata dal miglior guerriero in assoluto.
Adesso, quel guerriero sembrava fosse Drizzt Do'Urden.
La spada aveva cercato di attirare l'attenzione di Drizzt quando il drow rinnegato aveva ucciso il suo precedente padrone, Dantrag Baenre. Khazid'hea aveva modificato la sua elsa, come faceva abitualmente, dalla testa scolpita di un demone (che aveva attirato Dantrag) in quella di un unicorno, sapendo che quello era il simbolo della dea di Drizzt Do'Urden. Ma Drizzt aveva invitato Catti-brie a prendere la spada, poichè preferiva le scimitarre.
Preferiva le scimitarre!
Quanto desiderava Khazid'hea che potesse modificare la sua lama oltre che l'elsa! Se l'arma avesse potuto incurvare la sua lama, accorciala e inspessirla...
Ma Khazid'hea non poteva, e Drizzt non avrebbe mai impugnato una spada. La donna era brava, tuttavia, e stava migliorando. Era un'umana, e non avrebbe probabilmente vissuto abbastanza da ottenere una abilità pari a quella di Drizzt, ma se la spada la avesse costretta ad uccidere il drow...
C'erano molti modi di diventare la migliore.
* * * * *
28 Aprile 1998
Matrona Baenre, avvizzita e troppo vecchia per essere viva, perfino per un drow, stava in piedi nella grande cappella del primo casato di Menzoberranzan, il suo casato, osservando i lenti progressi dei suoi schiavi che tentavano di estrarre la stalattite caduta dal tetto della struttura a forma di cupola. L'edificio sarebbe stato presto riparato, lo sapeva. Le macerie sul pavimento erano già state tolte, e le macchie di sangue della dozzina di drow morti nella tragedia erano state da tempo lavate.
Ma il dolore di quel momento, dell'enorme imbarazzo di Matrona Baenre di fronte a tutte le altre matrone madri di Menzoberranzan, proprio nel momento del culmine del potere della prima matrona madre, non la abbandonava. La stalattite era penetrata nel soffitto simile ad una lancia, ma avrebbe potuto squarciare allo stesso modo il cuore di Matrona Baenre. Aveva creato un'alleanza fra i casati bellicosi della città drow, un'unione solidificata dalla promessa di ulteriore gloria quando l'armata drow avesse conquistato Mithril Hall.
Altra gloria per la Regina Ragno. Altra gloria per Matrona Baenre.
Distrutta dalla punta di una stalattite, dalla fuga di quel rinnegato di Drizzt Do'Urden. A causa di Drizzt aveva perso il suo figlio maggiore, Dantrag, forse il miglior maestro d'armi di tutta Menzoberranzan. A causa di Drizzt aveva perso sua figlia, la malvagia Vendes. E, cosa più dolorosa di tutte per la vecchia disgraziata, a causa di Drizzt e dei suoi amici aveva perso l'alleanza, la promessa di una maggiore gloria. Poichè quando le matrone madri, le sacerdotesse padrone di Menzoberranzan, avevano visto la stalattite penetrare nel soffitto della cappella, luogo dei più sacri a Lloth, durante il grande rituale, la loro fiducia nel fatto che la dea avesse approvato sia quell'alleanza che la successiva guerra era crollata. Avevano lasciato in fretta Casa Baenre, erano tornate alle loro case, dove, chiusi ermeticamente i loro portali, avevano cercato di capire la volontà di Lloth.
La posizione di Matrona Baenre ne aveva sofferto moltissimo.
Pur con tutto quello che era successo, tuttavia, la prima matrona madre era fiduciosa nel ritenere che avrebbe potuto ripristinare l'alleanza. Su una catenella al collo teneva un anello ricavato da un dente di un antico re dei nani, Gandalung Martello di Guerra, patrono del Clan Martello di Guerra, fondatore di Mithril Hall. Matrona Baenre possedeva lo spirito di Gandalung e poteva strappargli delle risposte riguardo ai cunicoli delle miniere dei nani. Nonostante la fuga di Drizzt, gli elfi scuri sarebbero potuti andare a Mithril Hall, e punire Drizzt e i suoi amici.
Poteva ripristinare l'alleanza, ma per qualche motivo che Matrona Baenre non comprendeva, Lloth, la Regina Ragno stessa, la teneva a freno. Le yochlol, le ancelle di Lloth, erano apparse a Matrona Baenre e la avevano avvertita di trascurare l'alleanza e di concentrare piuttosto la sua attenzione sulla sua famiglia, per rafforzare le difese della sua casa. Era una richiesta a cui nessuna sacerdotessa della Regina Ragno avrebbe osato disobbedire.
Sentì il duro battere di pesanti stivali sul pavimento dietro di lei e il tintinnio di numerosi gioielli, e non ebbe bisogno di voltarsi per sapere che Jarlaxle era entrato.
"Hai fatto come ti avevo chiesto?" gli domandò, continuando a guardare ai lavori che proseguivano sul soffitto a cupola.
"Salute anche a te, Prima Matrona Madre," rispose il sempre sarcastico maschio. Questo fece sì che Matrona Baenre si voltasse verso di lui, e gli lanciasse un occhiata minacciosa, come lei e molte altre femmine dominanti di Menzoberranzan facevano quando guardavano il mercenario.
Si stava pavoneggiando - non c'era altra parola per descriverlo. Gli elfi scuri di Menzoberranzan, particolarmente gli umili maschi, normalmente indossavano vestiti pratici e sobri, vestiti scuri adornati con ragni o ragnatele, oppure neri giustacuori sotto la flessibile armatura di anelli di maglia. E, quasi sempre, sia i maschi che le femmine drow portavano dei piwafwi mimetizzanti, scuri mantelli che li potevano nascondere dagli occhi dei loro numerosi nemici.
Ma non Jarlaxle. La sua testa era rasata e sempre coperta da un oltraggioso cappello a tesa larga ornato dall'enorme piuma di un uccello diatryma. Al posto di un vestito o di un mantello, portava una cappa scintillante che oscillava fra tutti i colori dello spettro, sia nella luce che sotto l'esame di occhi sensibili al calore nello spettro infrarosso. Il suo vestito senza maniche era tagliato corto per mostrare i potenti muscoli dello stomaco, e portava un assortimento di anelli, collane, braccialetti, persino cavigliere, che suonavano stridendo - ma solo quando il mercenario voleva che lo facessero. Come gli stivali, che avevano risuonato così chiaramente sul duro pavimento della cappella, tutti i suoi gioielli potevano essere completamente silenziosi.
Matrona Baenre notò che oggi l'abituale benda per l'occhio del mercenario era sull'occhio sinistro, ma cosa quello significasse, se mai significava qualcosa, non seppe dirlo.
Chi sapeva quali magie nascondevano la benda, o quei gioielli e quegli stivali, o le due bacchette che portava riposte sotto la cintura, e la bella spada che portava al suo fianco? Metà di quegli oggetti, perfino una delle bacchette, credeva Matrona Baenre, erano probabilmente falsi, con piccole o nessuna proprietà magiche oltre che, forse, l'abilità di divenire silenziosi. Metà di tutto quello che Jarlaxle faceva era un bluff, ma l'altra metà era erratico e in definitiva mortale.
Ecco perchè il presuntuoso mercenario era così pericoloso.
Ecco perchè Matrona Baenre l'odiava così tanto, e perchè ne aveva tanto bisogno. Era il capo di Bregan D'aerthe, una rete di spie, ladri, e assassini, per la maggior parte maschi vagabondi rimasti senza famiglia quando il loro casato era stato spazzato via in una delle molte guerre interfamiliari. Misteriosi come il loro pericoloso leader, i membri di Bregan D'aerthe non erano conosciuti, ma erano senza dubbio molto potenti - potenti almeno quanto la maggior parte dei casati affermati - e molto efficaci.
"Cosa hai scoperto?" gli chiese seccamente Matrona Baenre.
"Mi ci vorrebbero dei secoli per dire tutto," rispose l'impertinente vagabondo.
Gli occhi di un rosso incandescente di Matrona Baenre si strinsero, e Jarlaxle capì che non era dell'umore giusto per la sua irreverenza. Aveva paura, lo sapeva, e, considerando la catastrofe del grande rituale, giustamente.
"Non ho trovato nessun complotto," ammise onestamente il mercenario.
Gli occhi di Matrona Baenre si allargarono, e oscillò sui tacchi, sorpresa dalla risposta diretta. Naturalmente aveva eseguito degli incantesimi che le avrebbero permesso di scoprire ogni menzogna che il mercenario avesse detto. E naturalmente, Jarlaxle lo sapeva. Quegli incantesimi non sembravano mai preoccupare l'astuto capo dei mercenari, che poteva danzare sul limite di ogni domanda, non dicendo mai la pura verità, ma mai mentendo manifestamente.
Questa volta, tuttavia, aveva rispoto seccamente, ed era andato direttamente al nocciolo dell'ovvia questione. E per quanto riguardava Matrona Baenre, stava dicendo la verità.
La matrona non poteva accettarlo. Forse il suo incantesimo non stava funzionando correttamente. Forse Lloth l'aveva veramente abbandonata per il suo fallimento, e la stava quindi confondendo sulla sincerità di Jarlaxle.
"Matrona Mez'Barris Armgo," continuò Jarlaxle, riferendosi alla matrona madre di Barrison del'Armgo, il secondo casato della città, "rimane fedele a te, e alla tua causa, nonostante la ..." Cercò di trovare la parola giusta. "La confusione," disse alla fine, "del grande rituale. Matrona Mez'Barris ha persino ordinato al suo contingente di tenersi pronto nel caso che la marcia su Mithril Hall venga ripresa. E sono più che desiderosi di andare, ve lo posso assicurare, specialmente con ..." Il mercenario fece una pausa e trasse un sospiro con finta tristezza, e Matrona Baenre capì il suo ragionamento.
Logicamente, Mez'Barris era desiderosa di andare a Mithril Hall, poichè, con Dantrag morto, il suo maestro d'armi, il potente Uthegental, era senza ombra di dubbio il più forte della città. Se Uthegental avesse ucciso il rinnegato Do'Urden, quale gloria il casato di Barrison del'Armgo avrebbe conosciuto!
Ma proprio quella logica, e le parole apparentemente oneste di Jarlaxle, contrastavano apertamente le paure di Matrona Baenre, poichè senza l'aiuto di Barrison del'Armgo, nessuna altra alleanza di casati di Menzoberranzan avrebbe potuto minacciare il casato di Baenre.
"Una minima confusione tra i tuoi figli sopravvisuti è cominciata, naturalmente," continuò Jarlaxle. "Ma hanno avuto pochi contatti, e se qualcuno di loro pensa di muoversi contro di te, lo farà senza l'aiuto di Triel, che è stata occupata all'Accademia sin dalla fuga del rinnegato." Matrona Baenre fece bene a nascondere il suo sollievo a quella osservazione. Se Triel, la più potente delle sue figlie, e certamente quella che era più nel favore di Lloth, non stava progettando di rivoltarsi contro di lei, un colpo dall'interno sembrava improbabile.
"Tutti si aspettano che tu presto nomini Berg'inyon maestro d'armi, e Gromph non si opporrà," sottolineò Jarlaxle.
Matrona Baenre annuì. Gromph era il suo figlio maggiore, e come Arcimago di Menzoberranzan, deteneva più potere di ogni altro maschio nella città (eccetto, forse, Jarlaxle). Gromph non avrebbe disapprovato la nomina di Berg'inyon a maestro d'armi di Casa Baenre. Anche le posizioni delle sue figlie sembravano stabili, doveva ammetterlo. Triel era Signora Madre di Arach-Tinilith nell'Accademia, e, sebbene quelle rimaste nella casa potessero accapigliarsi per i compiti e i poteri lasciati vacanti dalla morte di Vendes, non sembrava probabile che ciò la potesse concernere.
Matrona Baenre guardò ancora la stalattite che Drizzt e i suoi compagni avevano conficcato nel soffitto, e non ne fu soddisfatta. A Menzoberranzan, città crudele e senza pietà, la soddisfazione e l'autocompiacimento che inevitabilmente ne derivava portava troppo spesso alla morte.
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